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Arresto cardiaco sul lavoro: perché ogni azienda dovrebbe avere un DAE (anche senza obbligo di legge)

2 marzo 2026 • Approfondimenti

Defibrillatore in azienda: cosa dice la legge, cosa dice il buon senso

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, ci sono obblighi chiari e poi ci sono quelle scelte che, pur non essendo sempre imposte per legge, fanno semplicemente parte del prendersi cura delle persone con cui lavori ogni giorno. Il defibrillatore in azienda rientra spesso in questa seconda categoria — e capire perché vale la pena averlo, anche prima che diventi obbligatorio, è più semplice di quanto sembri.


Quanti arresti cardiaci avvengono sul lavoro

Parliamo di numeri reali, perché i numeri aiutano a capire la dimensione di un fenomeno senza allarmismi.

In Italia si verificano ogni anno circa 60.000 arresti cardiaci improvvisi fuori dall'ospedale, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità. Di questi, una quota significativa accade in ambienti lavorativi: uffici, magazzini, cantieri, negozi, stabilimenti produttivi. Non sono luoghi "a rischio" nel senso comune del termine — sono semplicemente i posti dove le persone trascorrono gran parte della loro giornata.

L'arresto cardiaco improvviso non è un evento che riguarda solo chi ha già problemi cardiaci noti. Può colpire un lavoratore di 45 anni in apparente buona salute, un cliente che entra in negozio, un collaboratore durante una riunione. È per questo che la presenza di un DAE nei luoghi di lavoro non è una misura straordinaria: è una risposta concreta a un rischio statisticamente presente in qualsiasi contesto con un numero significativo di persone.

Il dato che fa davvero la differenza è un altro: la sopravvivenza all'arresto cardiaco dipende in modo diretto dalla velocità di intervento. Ogni minuto senza defibrillazione riduce le probabilità di sopravvivenza di circa il 10%. Un DAE disponibile e accessibile sul posto di lavoro, usato nelle prime fasi dell'emergenza, può fare la differenza tra la vita e la morte prima ancora che arrivi il 118.


La legge non obbliga tutte le aziende — ma attenzione al D.Lgs. 81/2008

È giusto essere precisi su questo punto, perché la disinformazione non aiuta nessuno.

La Legge 116/2021 e il successivo DM 16 marzo 2023 hanno introdotto l'obbligo di dotarsi di defibrillatori principalmente per le società sportive dilettantistiche, le palestre e le strutture sportive. Non esiste, ad oggi, un obbligo generalizzato per tutte le aziende di dotarsi di un DAE.

Detto questo, c'è un quadro normativo che ogni datore di lavoro dovrebbe conoscere: il D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro. Questo decreto stabilisce l'obbligo per il datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti in azienda — inclusi quelli per la salute dei lavoratori — e di adottare le misure necessarie per gestirli.

In questo contesto, un numero crescente di consulenti della sicurezza e medici competenti raccomanda l'inserimento del DAE nel documento di valutazione dei rischi (DVR) come misura di primo soccorso, soprattutto in aziende con:

  • Più di 15-20 dipendenti
  • Lavoratori in età avanzata o con fattori di rischio cardiovascolare noti
  • Sedi isolate o distanti dai pronto soccorso
  • Attività che comportano sforzo fisico intenso
  • Elevato afflusso di pubblico o clienti

Insomma: anche senza un obbligo esplicito di avere un defibrillatore in azienda, ignorarne la presenza in un contesto lavorativo strutturato può esporre il datore di lavoro a responsabilità in caso di evento avverso non gestito adeguatamente. Il buon senso e la normativa sulla sicurezza, in questo caso, puntano nella stessa direzione.


Lo sconto INAIL per chi adotta il DAE: il modello OT23

Qui entriamo in un territorio che molti non conoscono, e che vale davvero la pena esplorare.

L'INAIL — l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro — prevede ogni anno la possibilità per le aziende di ottenere una riduzione del tasso di premio assicurativo attraverso il modello OT23 (ex OT24). Si tratta di uno sconto sul contributo INAIL che viene riconosciuto alle imprese che, nell'anno precedente, hanno adottato interventi migliorativi in materia di sicurezza sul lavoro, al di là di quanto già obbligatorio per legge.

Tra gli interventi ammissibili, l'adozione di un defibrillatore DAE e la formazione del personale all'uso rientrano nelle misure che possono contribuire al punteggio necessario per ottenere la riduzione.

La riduzione applicabile varia in base alla dimensione aziendale e al numero di lavoratori, ma può arrivare fino al 28% del tasso medio di tariffa per le aziende più piccole. Per capirsi: un'azienda che paga 5.000 euro/anno di premio INAIL potrebbe risparmiarne fino a 1.400. Non è un dettaglio trascurabile.

Per accedere al beneficio è necessario presentare la domanda telematicamente all'INAIL entro il 28 febbraio di ogni anno, riferita alle azioni intraprese nell'anno precedente. Un buon consulente del lavoro o il proprio RSPP possono aiutarti a valutare se la tua azienda ha i requisiti e come costruire il dossier.

Il messaggio è semplice: dotarsi di un DAE in azienda non è solo un costo — può diventare un investimento che si ripaga parzialmente grazie agli strumenti già disponibili nel sistema previdenziale italiano.


Il costo reale di non averlo

Arriviamo al punto che, forse, pesa di più in una valutazione concreta.

Acquistare un defibrillatore di qualità costa tra i 1.200 e i 2.500 euro. A questo si aggiungono i costi di manutenzione periodica, la sostituzione delle batterie (ogni 2-4 anni), il rinnovo delle piastre elettrodi e la formazione del personale. Sommando tutto, l'investimento complessivo nel tempo è tutt'altro che trascurabile, e molte aziende — soprattutto le più piccole — lo rimandano proprio per questo motivo.

Ma il costo reale di non avere un DAE è un'altra cosa.

È il costo umano di un evento che poteva essere gestito e non lo è stato. È la responsabilità morale — e potenzialmente legale — di un datore di lavoro che aveva gli strumenti per agire e ha scelto di non farlo. È la consapevolezza, difficile da portare, che qualcosa di diverso avrebbe potuto cambiare l'esito di quella mattina in ufficio.

Non vogliamo fare leva sulla paura — non è il nostro stile. Ma vogliamo essere onesti: in un contesto in cui esistono soluzioni accessibili, semplici da gestire e con un costo mensile contenuto, la domanda non è più "posso permettermelo?" ma "ha senso non averlo?"


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