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Defibrillatore in azienda: dalla valutazione del rischio alla scelta del dispositivo

28 settembre 2026 • Approfondimenti

Come integrare il defibrillatore nel DVR aziendale: rischio cardiovascolare, criteri per il numero di DAE e piano di emergenza. Guida per RSPP e datori di lavoro.

La sicurezza sul lavoro è una materia in continua evoluzione, e negli ultimi anni un tema ha guadagnato sempre più spazio nei documenti di valutazione del rischio aziendali: il rischio cardiovascolare. Eppure, nonostante le evidenze mediche e l'evoluzione normativa, molti RSPP e datori di lavoro ancora faticano a capire come integrare il defibrillatore nella propria gestione della sicurezza. Questo articolo è pensato per fare chiarezza.

Il rischio cardiovascolare nel DVR: perché includerlo

Il D.Lgs. 81/2008 — il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro — impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti in azienda, compresi quelli per la salute. L'articolo 28 è esplicito: la valutazione deve riguardare tutti i rischi, nessuno escluso.

Il rischio di arresto cardiaco improvviso rientra a pieno titolo in questa categoria, soprattutto in contesti lavorativi dove fattori come stress fisico e mentale, età media del personale, esposizione a temperature estreme o lavoro fisicamente intenso aumentano significativamente la probabilità di un evento cardiaco.

Inserire il rischio cardiovascolare nel DVR non è solo una buona pratica — è coerente con il principio di valutazione globale del rischio che il legislatore ha voluto rendere obbligatorio. In quest'ottica, la presenza di un defibrillatore aziendale (DAE) diventa una misura di mitigazione del rischio documentabile e verificabile, esattamente come un estintore o una via di fuga.

La Legge 116/2021 e il successivo DM 16 marzo 2023 hanno inoltre esteso significativamente l'obbligo di dotarsi di DAE a numerose categorie di luoghi, rendendo ancora più urgente per le aziende aggiornare i propri piani di sicurezza.

Quali categorie aziendali sono ad alto rischio cardiaco

Non tutte le realtà lavorative presentano lo stesso livello di rischio cardiovascolare. Nella valutazione del rischio, è utile distinguere alcuni contesti che meritano un'attenzione particolare.

Magazzini e logistica

Il personale di magazzino è spesso soggetto a sforzi fisici intensi, microclimi sfavorevoli (caldo estremo in estate, freddo nei magazzini refrigerati) e turni prolungati. Questi fattori combinati aumentano il carico sul sistema cardiocircolatorio. Se a questo si aggiunge un'età media del personale medio-alta, il profilo di rischio diventa significativo.

Call center e uffici con personale anziano

Ambienti apparentemente "sicuri" come gli uffici possono nascere insidie non trascurabili. Lo stress cronico, la sedentarietà e l'età avanzata di una parte della forza lavoro sono fattori di rischio cardiovascolare ben documentati. Un call center con 50 operatori over 50 è statisticamente esposto a un rischio reale di arresto cardiaco.

Cantieri edili e lavoro in quota

In questi ambienti il rischio è amplificato dallo sforzo fisico intenso, dallo stress termico e dall'esposizione a vibrazioni. Il problema aggiuntivo, in questi casi, è la difficoltà di intervento dei soccorsi: un cantiere periferico o un cantiere in quota può essere raggiunto dal 118 in tempi che superano abbondantemente la soglia critica dei 10 minuti entro cui l'intervento con DAE risulta efficace.

Impianti industriali e turni notturni

Il lavoro notturno altera i ritmi circadiani e aumenta il rischio cardiovascolare. Negli impianti industriali con turni H24, la presenza di un DAE accessibile e operativo non è un optional, ma una misura di sicurezza fondamentale.

Quanti DAE servono in azienda? Criteri pratici

Definire il numero adeguato di defibrillatori per una struttura è uno dei passaggi più concreti della valutazione del rischio. Alcune linee guida di riferimento, coerenti con le indicazioni delle principali società scientifiche e con la normativa vigente, suggeriscono di ragionare su questi parametri:

  • Superficie coperta: in strutture con superfici superiori ai 1.000–1.500 m², è opportuno prevedere più dispositivi collocati in punti strategici, in modo che nessun punto dell'edificio disti più di 90–100 metri dal DAE più vicino.
  • Numero di piani: in edifici su più livelli, almeno un DAE per piano è la soluzione raccomandata, posizionato preferibilmente in prossimità delle scale o degli ascensori.
  • Numero di dipendenti presenti contemporaneamente: oltre i 50 lavoratori presenti nello stesso turno, il rischio statistico giustifica la presenza di almeno un DAE facilmente accessibile.
  • Distribuzione degli spazi: nei magazzini o capannoni con aree separate, ogni zona operativa autonoma dovrebbe avere il proprio dispositivo, evitando percorsi troppo lunghi in caso di emergenza.

Questi criteri non sono rigidi per legge in tutti i contesti, ma rappresentano il riferimento tecnico più prudente per aggiornare il DVR in modo coerente e difendibile.

Il DAE nel piano di emergenza aziendale

Avere un defibrillatore in azienda è solo il primo passo. Per essere realmente efficace, il DAE deve essere integrato nel piano di emergenza aziendale in modo organico. Ecco cosa non può mancare.

Segnaletica e accessibilità

Il DAE deve essere segnalato con apposita cartellonistica normalizzata (simbolo verde riconosciuto a livello internazionale), collocato in posizione visibile, raggiungibile senza chiavi né ostacoli e mai "nascosto" in armadi o ripostigli.

Formazione del personale

Il piano di emergenza deve prevedere che un numero adeguato di lavoratori sia formato all'uso del DAE e alle manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP). La formazione non deve essere un evento isolato: va pianificata periodicamente e registrata.

Procedure operative chiare

Nel piano di emergenza va inserita una procedura specifica per l'arresto cardiaco: chi chiama il 118, chi recupera il DAE, chi inizia la RCP, chi gestisce l'accesso dei soccorritori. La chiarezza delle procedure salva vite nei momenti in cui il panico rischia di bloccare ogni azione.

Manutenzione e controllo periodico

Il DAE deve essere soggetto a verifiche periodiche documentate: stato delle batterie, integrità delle piastre elettrodi, funzionamento del dispositivo. Questa documentazione è parte integrante del DVR e può essere richiesta in caso di ispezione.

Come il noleggio DAE semplifica la gestione e l'aggiornamento del DVR

Uno degli aspetti più sottovalutati nella valutazione del rischio è il carico gestionale che un DAE di proprietà comporta. Il dispositivo ha batterie con scadenza, elettrodi da sostituire, firmware da aggiornare e collaudi periodici da documentare. Per un RSPP che già gestisce decine di adempimenti, aggiungere questa voce può diventare un problema.

Il noleggio di un defibrillatore in abbonamento risolve questo problema alla radice. Con un canone mensile fisso, il dispositivo viene consegnato già certificato CE, con manutenzione programmata inclusa, sostituzione automatica di batterie e piastre alla scadenza, e monitoraggio remoto dello stato del dispositivo. Il RSPP può documentare nel DVR la presenza del DAE e le relative misure di manutenzione senza doversi preoccupare della gestione operativa.

Questo significa anche che in caso di aggiornamento normativo — come già avvenuto con il DM 16 marzo 2023 — il fornitore si occupa di adeguare il dispositivo o la dotazione, semplificando ulteriormente la revisione del documento di valutazione del rischio.


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