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Defibrillatore nei luoghi di culto e nelle associazioni di volontariato: chi è obbligato e chi dovrebbe dotarsene

26 ottobre 2026 • Approfondimenti

Le associazioni di volontariato e le parrocchie non sono sempre obbligate per legge, ma la responsabilità morale e civile di proteggere la propria comunità è reale.

Portare avanti una missione di bene comune richiede dedizione, risorse spesso limitate e una grande capacità organizzativa. Chi guida un'associazione di volontariato, una parrocchia o un centro di aggregazione lo sa bene. Eppure, tra le tante responsabilità di chi coordina questi spazi, una merita un'attenzione particolare: la sicurezza delle persone che ogni giorno vi entrano.

Chi rientra nella definizione di "associazione" secondo la Legge 116/2021

La Legge 4 agosto 2021, n. 116 — la cosiddetta "Legge sul defibrillatore" — ha introdotto in Italia l'obbligo di dotarsi di un DAE (defibrillatore automatico esterno) per una serie di soggetti, ampliando significativamente il perimetro rispetto alla normativa precedente.

Tra i destinatari dell'obbligo rientrano, tra gli altri:

  • le federazioni sportive nazionali e le società sportive affiliate;
  • le strutture ricettive e i luoghi pubblici ad alta frequentazione;
  • le palestre e gli impianti sportivi;
  • le scuole, comprese quelle paritarie.

Ma che cosa succede per le associazioni di volontariato, le organizzazioni del Terzo Settore, le ODV (Organizzazioni di Volontariato) iscritte al Registro Unico Nazionale? Il decreto ministeriale attuativo del 16 marzo 2023 ha definito con maggiore precisione le categorie obbligate, concentrandosi principalmente sul contesto sportivo e sulle strutture pubbliche ad alta frequentazione. Le associazioni di promozione sociale, le parrocchie e i centri di aggregazione non rientrano — ad oggi — tra i soggetti esplicitamente obbligati per legge a dotarsi di un defibrillatore.

Questa distinzione, però, non esaurisce il ragionamento. Anzi, apre una riflessione molto più importante.

Alta frequentazione, alta responsabilità: il caso dei luoghi di culto e dei centri aggregativi

Proviamo a immaginare una domenica mattina in una parrocchia di medie dimensioni, durante la messa delle undici. O il pomeriggio di un mercoledì in un centro di aggregazione anziani. O ancora la cena di raccolta fondi annuale di un'associazione di volontariato locale.

Cosa hanno in comune questi momenti? Una presenza significativa di persone anziane in uno spazio fisico chiuso, spesso privo di personale sanitario. E questo è un dato rilevante: le persone over 65 presentano un rischio statisticamente più elevato di arresto cardiaco improvviso rispetto alla popolazione generale. Ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci al di fuori degli ospedali — un numero che ricorda quanto l'emergenza cardiaca non sia un'eventualità remota, ma una possibilità concreta che riguarda qualunque luogo frequentato da esseri umani.

Il tempo è il fattore cruciale: per ogni minuto che passa senza defibrillazione, le probabilità di sopravvivenza diminuiscono del 7-10%. Un defibrillatore disponibile sul posto, usato nei primi minuti, può fare la differenza tra la vita e la morte. Questo vale in un aeroporto, in una palestra, ma vale esattamente lo stesso in una sala parrocchiale o in un centro anziani.

Il contesto del Terzo Settore: spazi vissuti, comunità vere

Le associazioni di volontariato e le realtà parrocchiali non sono luoghi di passaggio. Sono comunità: persone che si conoscono, che si fidano le une delle altre, che tornano ogni settimana. Proprio questa dimensione relazionale rende ancora più significativa la domanda: cosa faremmo se uno di noi avesse un malore?

Chi è in posizione di coordinamento — il presidente dell'associazione, il parroco, il responsabile del centro — si trova in uno spazio di responsabilità che va al di là delle norme tecniche. È una responsabilità morale e civile.

Responsabilità morale e civile: l'articolo 2043 del Codice Civile

In assenza di un obbligo normativo esplicito, entra in gioco un principio generale del diritto italiano: la responsabilità per fatto illecito, disciplinata dall'articolo 2043 del Codice Civile.

La norma stabilisce che chiunque cagioni ad altri un danno ingiusto — anche per omissione — è tenuto al risarcimento. In termini pratici: se un evento si verifica in uno spazio gestito da un'organizzazione, e quella organizzazione non aveva adottato misure di sicurezza ragionevolmente esigibili date le circostanze (dimensione dello spazio, frequentazione, tipologia di utenza), la responsabilità civile — e in certi casi anche penale — può comunque emergere.

Non si tratta di creare allarmismo, né tantomeno di colpevolizzare chi gestisce realtà spesso con risorse minime e un grande impegno umano. Si tratta di prendere consapevolezza che dotarsi di un DAE non è solo una scelta tecnica: è un atto di cura verso la propria comunità, e può avere anche importanti implicazioni legali.

Il noleggio come soluzione accessibile per il Terzo Settore

Sappiamo bene che le associazioni di volontariato, le parrocchie e i centri aggregativi non hanno le stesse risorse di un'azienda o di una struttura commerciale. Il budget è spesso limitato, le priorità sono tante e ogni spesa deve essere giustificata. È proprio qui che il noleggio di un defibrillatore diventa una soluzione concreta e sostenibile.

Acquistare un DAE certificato può costare tra i 1.000 e i 2.000 euro, cui si aggiungono i costi di manutenzione periodica, la sostituzione di batterie e piastre, e la gestione delle scadenze. Per molte realtà del Terzo Settore, è una spesa difficile da pianificare.

Con un abbonamento mensile è possibile avere tutto incluso, senza sorprese:

  • defibrillatore certificato CE, consegnato in tutta Italia;
  • batterie e piastre: le scadenze le seguiamo noi, avvisiamo in anticipo e inviamo i ricambi senza costi aggiuntivi;
  • guasto: riparazione o sostituzione del dispositivo senza costi extra;
  • dopo un utilizzo in emergenza: piastre nuove incluse;
  • documentazione per la registrazione presso il 118, con il nostro supporto se serve;
  • assistenza via telefono, email e area riservata.

Il piano base parte da 29,90 €/mese IVA esclusa: il controllo periodico del dispositivo viene fatto dal referente dell'associazione, con una semplice email da compilare in meno di 30 secondi — quattro caselle da spuntare, nulla di più. Per chi preferisce un monitoraggio completamente automatico, il piano con monitoraggio remoto da 49,90 €/mese permette al dispositivo di segnalarci autonomamente eventuali anomalie.

Non è necessario acquistare una teca o un armadietto dall'esterno — queste sono soluzioni che il cliente sceglie e acquista autonomamente, in base alle proprie esigenze di spazio — e non occorre nessun tecnico per l'installazione: il defibrillatore viene semplicemente posizionato nel luogo più accessibile.

Un gesto di cura che parla della vostra missione

Le associazioni di volontariato e le realtà parrocchiali esistono per prendersi cura delle persone e delle comunità. Avere un defibrillatore non contraddice questa missione: la incarna. È un modo concreto di dire alla propria comunità "siamo qui, anche in caso di emergenza".

Non è necessario aspettare un obbligo di legge per fare la cosa giusta. A volte è sufficiente chiedersi: cosa vorremmo che ci fosse, se il bisogno emergesse oggi?

Se vuoi scoprire il piano più adatto alla tua realtà, puoi consultare le opzioni disponibili su DefibrillatoreOK — Piani e attivazione. Se gestisci più sedi o più centri, trovi un'offerta dedicata su DefibrillatoreOK — Offerta per più sedi.


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